
di Roberto Andò e Moni Ovadia
da William Shakespeare
regia Roberto Andò e Moni Ovadia
con Moni Ovadia e Shel Shapiro
e con Ruggero Cara, Lee Colbert, Roman Siwulak, Maxim Shamkov, Federica Vincenti
e Moni Ovadia Stage Orchestra
Un luogo imprecisato, a metà tra un ospedale e un mattatoio, in un futuro che è già cominciato. Un enigmatico mercante, del cui patrimonio non si conosce l’origine, e un regista ebreo, da anni inattivo, vi si incontrano per discutere di un progetto che li legherebbe, una messinscena del Mercante di Venezia. In comune hanno un’ossessione, Shylock, uno dei grandi personaggi shakespeariani. Mentre scorrono le visioni e gli esilaranti paradossi del Mercante di Venezia immaginato dal regista con una strana compagnia tragicomica, si delinea una partita sottile e inquietante in cui a essere in gioco è la stessa possibilità di tenere in vita il teatro come baluardo contro l’impostura e l’odio, fragile talismano della più grandiosa invenzione, quella dell’identità
Versione italiana del musical "The last five years"
musiche di Jason Robert Brown
su licenza esclusiva di Music Theatre International (MTI)
adattamento italiano Simone Leonardi
regia Piero Di Blasio
Prima versione italiana del noto musical di Broadway: “ THE LAST FIVE YEARS”! Lo spettacolo si avvale dell’interpretazione di 2 tra i più quotati ed apprezzati performers di musical italiani:
FRANCESCA TAVERNI e ANTONELLO ANGIOLILLO. Questa edizione dello show, prodotta da ATTORI ANIMATI e PINO INSEGNO con la regia di PIERO DI BLASIO e le traduzioni di SIMONE LEONARDI, fa dell’essenzialità la sua forza. La tensione emotiva e la giusta dose di ironia che il musical contiene, sono nelle mani dei due interpreti che con grande maestria trasportano lo spettatore all’interno della storia d’amore, raccontata con tutte le caratteristiche che ognuno di noi vive e ha vissuto nel suo quotidiano: gioia, eccitazione, innamoramento, ma anche illusione, paura e rabbia, tutti gli aspetti di una grande storia d’amore! La vicenda vissuta e raccontata dai due attori viene proposta da diverse angolazioni temporali, lei parte dalla fine del loro sodalizio amoroso a ritroso nel tempo, lui invece racconta tutto cominciando dal loro primo incontro fino al giorno in cui il loro matrimonio avrà fine. Questa è la peculiarità che fa di questo musical uno spettacolo di prosa completamente cantato.
Chi vede “QUESTI 5 ANNI” rivive tanti episodi della sua storia personale, diventando parte di quella dei due protagonisti, in una emozionante cascata di sensazioni.
Una scena scarna, 4 cubi, 2 quinte mobili, 2 grandi performers, 16 canzoni divertenti ed emozionanti allo stesso tempo, sono questi i numeri di QUESTI 5 ANNI, versione ufficiale italiana del musical di Jason Robert Brown "The last five years".
Un adattamento non troppo libero, ma necessario per rendere la storia più vicina al pubblico italiano e più fruibile nei contenuti, senza però snaturare la forza delle parole splendide in originale e che non perdono affatto nella stupenda versione di Simone Leonardi (altro grande performer di musical alla prima esperienza come adattatore).
Catherine Hiatt (Francesca Taverni) è una cantante di musical, non di grandissimo livello, ma comunque "apprezzabile", sposata da qualche anno con un ragazzo ebreo. La storia inizia con la fine del loro matrimonio. Catherine torna a casa e trova un biglietto di addio del marito che, stanco delle continue "paranoie" di lei, mette la parola fine alla loro relazione. Da qui in poi per la nostra protagonista sarà un retrocedere continuo verso i momenti più importanti della loro storia d'amore, dal ritorno di lui che va a trovarla in Ohio, agli ultimi provini, al matrimonio (unico duetto dello spettacolo in cui entrambi cantano nel tempo reale della vicenda), ai primi provini, al giorno del loro primo incontro 5 anni prima. A "complicare" la vicenda (per lo spettatore) è il punto di vista di lui, diametralmente opposto, raccontata dal primo incontro fino al giorno dell'addio 5 anni dopo.
Jamie Wellerstein è un giovane scrittore ebreo, molto quotato e di belle speranze innamorato della vita e delle donne, tutte rigorosamente ebree, finchè non conosce la giovane e bella Catherine che, sfortunatamente, non è ebrea. Da quel momento in poi la sua vita cambia. L'amore per lei lo porta prima ad accettare la convivenza da sempre negata alle altre e il matrimonio dopo. La sua popolarità come scrittore lo rende desiderato dalle donne che cominciano ad insidiare il suo matrimonio. Lui resisterà "eroicamente" fino al giorno in cui cadrà nelle braccia del suo editore...la giovane Elise. Da quel momento in poi l'addio diventa inevitabile, ed ecco che si finisce come si era iniziato, con una lacrima e un sorriso, solo che questa volta è lei che ride mentre lui, seppur consapevolmente, versa l'ultima lacrima d'addio.
Il laboratorio bolognese si caratterizza per la forte interazione con il pubblico. Premesso che la parola finale dopo ogni spettacolo sta ai due autori -che giudicano la performance che si è appena svolta davanti al pubblico e durante la settimana aiutano gli artisti nello studio e nelle modifiche sulla successiva prova -anche gli spettatori fanno la loro parte. Il format bolognese prevede la possibilità di incidere sul parere degli autori non solo attraverso gli applausi, primo forte indice di gradimento "live" dello sketch ma anche attraverso il voto scritto che viene raccolto a fine show grazie all'utilizzo delle schede.
Gli spettacoli si presenteranno diversi ogni sera in un susseguirsi travolgente di gag, battute e ambientazioni surreali secondo il format perfettamente similare ad una puntata zero di Zelig Off .

di Manlio Santanelli
con Lello Arena e Sebastiano Tringali
regia Giancarlo Sammartano
Si ha da sapere che ho trascorso la mia infanzia in una angusta magione di un ancor più angusto edificio del centro storico di Napoli… Qualche crepa di troppo – ahinoi, gli indesiderati postumi della guerra – una corposa ristrutturazione in perfetto stile bunker e finalmente il coraggio di uscire da quell’incubo. Non va sempre così. Lello Arena e Sebastiano Tringali nell’occasione son quelli che passano tutta la loro vita tra le stesse quattro mura. Quelli che avvinghiati ai loro ricordi non percepiscono più il vuoto che li circonda. Quelli che vorrebbero uscire dal guscio ma non ce la fanno. Si inventano strategie di clownesca sopravvivenza, cercano una via d’uscita. Vivono una situazione di emergenza ma non spingono il maniglione antipanico. Pronti ad emigrare non oltrepassano mai il confine. Indietreggiano. «Ogni spettatore – suggerisce Santanelli – sarà libero di ritrovare nella commedia quegli umori che gli sono più congeniali, beninteso anche contro le intenzioni dello stesso autore».

regia di Alessandro Bergonzoni e Riccardo Rodolfi
Un’ideale corda tesa a delimitare gli spazi del monologo da quelli del soliloquio. Un attore-attore che si muove nella ricerca di una precisione contemporaneamente complessa e comicamente dissonante. Uno spazio per sottolineare la reale linea d’ombra di Alessandro Bergonzoni, mai come stavolta, sotto i vostri occhi e per i vostri cervelli.
“Marco, il Territorio, NEL (fare) NEL (mentre) NEL (posto) NEL (momento) NEL (contesto) NEL (pensato) NEL (dire) NEL (guardare): il dentresco una sorta di sorte, questo è il costrutto: costruire il distrutto. L’illimitata delimitazione (bergon-zone) il retroquadro di punti scardinati. NO (negazione del Nord), SU (la parte altra del Sud), ES (essere come abbreviazione di Est), OV’EST (dov’è). Dove è tutto? Li mentre si è la (nella memoria fotografica). Nell’energia enucleare perché estrarre la forza chiusa costa. Uno spettacolo sulla cauzione per sprigionare le forze. Aprimi cielo.”

Autore : Giorgio Comaschi e Andrea Santonastaso
Produzione Associazione Culturale Compagnia Teatrale IL CHIOSTRO
con Andrea Santonastaso
…Bologna è una città che va vissuta di tre quarti, obliquamente, da buchi della serratura, da porte socchiuse di botteghe, galleggiando tra albe e tramonti, coi tempi da scandire a tavola e passeggiate alzando in alto l’ottica dell’osservazione. Bologna non e una città frontale. Non ha frontalità!…”Il modo in cui è disegnata, gli spazi a disposizione, le geometrie strane dei portici e delle strade, se ci fate caso, non danno mai la possibilità di vedere un palazzo o un monumento di fronte .Le facciate, a Bologna, le vediamo sempre storte, un po’ all’insù, in diagonale.”
Andrea Santonastaso voleva descrivere Bologna.
Giorgio Comaschi l'aveva fatto in maniera perfetta in due libri. Così Andrea ha telefonato a Giorgio. E un pomeriggio gli ha letto i suoi libri. Giorgio seduto ascoltava, Andrea in piedi leggeva. Poi Giorgio ha applaudito commosso, nalmente qualcuno che descriveva Bologna come l'avrebbe fatto lui. “Guarda che l'hai già fatto! Quello che ti ho letto l'hai scritto tu! Io ho solo scelto i capitoli dei tuoi libri nei quali mi sono ritrovato di più.”
Questo monologo è la messa in scena di una eterna dichiarazione di amore fatta da due bolognesi ad una città e alla sua gente.Uno spaccato delle manie, dei modi di dire, delle abitudini e delle assurdità di noi bolognesi, analizzate e descritte dallo straordinario “occhio clinico” di Giorgio Comaschi e ‘raccontate’ dalla vèrve formidabile di Andrea Santonastaso.

di Henry James
regia di Matjaz Berger
traduzione Rastko Mocnik
con Jana Zupancic, Borut Veselko, Branko Jordan, Jadranka Tomazic, Janez Starina, Dragica Potocnjak, Akira Hasegawa, Uros Potocnik, Ana Ruter, Ana Urbanc, Peter Harl, Nana Milcinski, Irena Yebuah Tiran, Leticia Yebuah Slapnik
tenore Rok Zidaric
basso Robert Yebuah
voce femminile di Henry James Nada Vodusek
voce maschile di Henry James Jure Longyka
drammaturgia Nana Milcinski
scenografia Matjaz Berger
costumi Alan Hranitelj
prodotto da Anton Podbevsek Teatre in collaborazione con Teatri di Vita
prima nazionale
In un'inedita rielaborazione sperimentale di Matjaz Berger, lo spettacolo Portret nege gospe (Ritratto di signora) giunge a Teatri di Vita direttamente dalla Slovenia, fucina del nuovo teatro mitteleuropeo.
Primo grande capolavoro di Henry James, Ritratto di signora è messo in scena dall'Anton Podbevsek Teatre di Novo Mesto, dallo stesso regista che già nel 2006 aveva presentato Il nome della Rosa al pubblico di Teatri di Vita.
In una fusione unica tra i temi del tradizionale romanzo e un sapore tutto contemporaneo, lo spettacolo presenta una scenografia coinvolgente e attiva, che enfatizza il dinamismo interiore dei personaggi stessi, con la ricchezza linguistica articolata e allusiva del romanzo di James. In scena la storia di formazione della giovane e bella Isabel Archer, piena di fervida immaginazione e di desiderio di indipendenza, trascinata nel gorgo di amori e relazioni, trovandosi così incastrata in modelli sociali e culturali che le stanno troppo stretti.
Berger allestisce così una sorprendente versione di Ritratto di signora, celebre anche per la precedente trasposizione cinematografica di Jane Campion con l'interpretazione di Nicole Kidman. Un romanzo del XIX secolo tradotto con i linguaggi del nuovo teatro del XXI secolo.

TEATRO DELLE APPARIZIONI
una lettura spettacolare
POP UP - la terza dimensione del libro
un'idea di Fabrizio Pallara e Dario Garofalo
regia e luci Fabrizio Pallara
con Dario Garofalo, Paola Calogero, Valerio Malorni
musica dal vivo Federico Ferrandina
scene Fabrizio Pallara e Sara Ferazzoli
produzione TEATRO DELLE APPARIZIONI
coproduzione AREA 06
con il sostegno di RIALTOSANTAMBROGIO (Roma), ass.cult La luna al guinzaglio (PZ), KILOWATT FESTIVAL (AR), FREEZERO9 (Roma)
con il contributo diGRUPPO MAZZILLI srl, UNIPOSTA RECAPITO, DADAS srl, ARTIGRAFICHE srl
IMPORTANTE: affinché lo spettacolo abbia luogo è necessario che gli spettatori portino un romanzo a loro scelta. Il romanzo potrà essere utilizzato nello spettacolo e sarà in ogni caso restituito integro allo spettatore.
Una platea piena di libri, una scena vuota. Bianca, come una pagina di libro. Spazio che va ancora popolato.
Pagina da scrivere.
Un libro è come un uomo e tutti i libri, come ogni uomo, se interrogati sono capaci di dare risposte. I libri pop up erano utilizzati già dal XIV secolo come libri scientifici d'anatomia: apri una pagina e c'è un cuore dentro.
Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è una specie di strumento ottico che si offre al lettore per permettergli di far emergere quello che senza libro non potrebbe vedere.
Ogni spettatore è invitato a portare un romanzo da condividere, ovvero a portare un simulacro di sé che mette fisicamente a disposizione degli altri.
Un attore sceglie uno dei romanzi presenti in sala, la terra comune (e di nessuno) che metterà in relazione le due comunità, attori e spettatori, teatro e vita.
Da qui comincia l'emersione: lettura, azione, musica e luci. La lettura scorre e il testo diventa altro.
Tutti, nello stesso tempo e nello stesso spazio, sono lettori del romanzo scelto ma ciascuno vive a suo modo il presente che quella scelta garantisce: i due attori/danzatori che agiscono sul foglio bianco, il musicista che ne magnifica le intuizioni, la regia che ne accende o smorza le immagini e ogni spettatore che monta attivamente il suo personale spettacolo.
Ad ogni rappresentazione un viaggio unico e irripetibile in uno spettacolo interamente affidato all'improvvisazione degli artisti in scena.
La struttura viva del teatro, visibile, leggibile e capace di generare visioni.
"È quando una casa brucia - diceva Kafka - che si vede la struttura che la sorregge".
Pop up è uno spettacolo, una modalità di fare spettacolo, che indaga la possibilità di un rapporto di fiducia tra attori e pubblico.
La fiducia è dunque uno dei due cuori di Pop up.
Si tratta di accettare, di imparare ogni volta ad accettare il salto nel vuoto che costituisce ogni nuovo incontro, nella vita come nell'arte.
E la scelta di quel dato incontro è l'altro cuore di Pop up.
Ogni scelta procura un risultato e ogni risultato ha un valore e quasi sempre un senso che prima o poi si manifesta.
Ecco Pop up, emersione di senso: dallo scambio tra esseri umani scaturisce un mondo, un porto franco, nuovo e inaspettato, dove incontrarsi senza fare a meno di se stessi.